Ehi ciao.
E' da un po' che non ci si vede, eh?
No sai, va tutto bene. Son passati mesi dal nostro ultimo incontro, e se devo essere sincero mi sento abbastanza colpevole.
Non per altro, avevo detto che non sarei scomparso, che mi sarei fatto sentire di tanto in tanto. Magari non per prendere una pizza o cenare al lume di candela, ma giusto per farti sapere come stava andando la mia vita. Ma si dai, quelle cose lì, i progetti, le idee, i pensieri vari di ogni giorno.
Ognuno ha diritto alle proprie scelte, giuste o sbagliate che siano, no? Bisogna toccare il fuoco per rendersi conto di quanto brucia. O sbaglio? Beh, diciamo che in un certo senso è stato quello che ho voluto provare. Scomparire per mesi per dedicarmi un po' di più a me stesso. Hai presente quelle esperienze che puoi fare una volta sola nella vita? No non solo parapendio, kite surfing o dare da mangiare ad un orso affamato. Intendo esperienze dal sapore mistico...no, non sono andato in birmania al tempio dei gatti salterini.
Ho sentito il bisogno di staccarmi. Di sparire per un po'.
Ma non per fare qualcosa di straordinario. Posso perfino dire di non aver creato nulla, o quasi. Ho vissuto regolarmente per tutto questo tempo. Ho associato ai bisogni quotidiani quel qualcosa che permette di sentirsi vivo ogni giorno che passa. Ho serrato i pugni, ho sorriso, ho incrociato sguardi, ho pianto, ho corso, ho saltato, ho parlato, ho cantato, ho lavorato, ho bestemmiato, ho bevuto...ho fatto tutte quelle cose che si fanno automaticamente nella vita di ogni giorno. O quasi.
So che a volte sono egoista. So che spesso non ti ho chiesto come stavi o cosa stavi facendo. Ma so di aver avuto la coscienza pulita in ogni momento di tua difficoltà. Magari non ho seguito quel consiglio o mi son dimenticato un determinato concetto. Ma così come non sono sembrato presente, ebbene, nello stesso tempo ho sempre cercato di essere vicino come più potevo. Ricordami quel particolare, quella curiosità che mi avevi raccontato, quel piccolo gesto di ogni giorno che poteva valere più di una risposta a monosillabi alla domanda: "che cosa sto dicendo?".
A mia giustificazione posso dire che forse ero ancora troppo piccolo per affrontare una certa Vita. Piccolo non solo anagraficamente. Per usare una metafora, è come se ti dicessi che mi sono spesso sentito come un sacco di sabbia tipo quelli da pugile vuoto. Infermo, inutile, privo di anima. Un sacco da riempire a manciate, una alla volta. Manciata per manciata. Così che prenda forma, si gonfi, cresca, fino a diventare forte robusto potente. Una bestia.
Credo di essere simile alla forma finale. Forse no, ma mi sento in questa maniera. Forte, sicuro, pieno dove ero vuoto e ancora più pieno dove già mi ritenevo formato.
Ed ora si riparte. Si riaffronta la straordinaria normalità di ieri, dell'altro ieri e di ieri l'altro ancora.
E forse è questo il vero eroismo: affrontare senza paura il giorno che verrà.